Quella offerta è una mostra tutta al femminile, dove il filo – che si snoda e lega le singole
Arianne – è l’Arte: fil rouge che guida dentro il labirinto delle emozioni e ne fa
uscire più complessi, più articolati, più ricchi emotivamente.ComeTeseo, grazie a un
atto d’amore (il filo d’Arianna), si è liberato dalla propria bestialità terrena (il Minotauro)
e dalla prigione (il Labirinto), così grazie all’Arte i visitatori affronteranno, vivendole,
le proprie emozioni, districandosi in quel groviglio di sentimenti che la
società contemporanea tende ad imprigionare e omologare. Una rilettura del mito
diTeseo e Arianna ha indotto, dunque, a interpretarlo non come mito di abbandono,
bensì di liberazione e crescita, perché Arianna stessa riesce a liberarsi dalle proprie
costrizioni familiari grazie all’amore per Teseo, aiutando l’uomo a liberarsi da una
condizione di prigionia e servitù.
Le artiste saranno presenti in mostra ognuna con il proprio linguaggio, ognuna con
le proprie emozioni, che siano esse d’ansia o d’amore, paura o gioia.Tutte, comunque,
permetteranno con il loro “filo” l’opportunità di un riscatto emotivo, perché
L’Arte è atto di amore, di complicità; l’Arte è fertile, generatrice di creatività e, in
quanto tale, in primo luogo Donna creatrice.
La scelta dello spazio espositivo non è casuale: la splendidaTorre Prendiparte in Bologna,
seconda per altezza dopo quella degli Asinelli, si presta ad essere non solo
contenitore, ma protagonista della mostra. Il fascino di nove secoli dalla sua costruzione
è ancora intatto. L’atmosfera della Torre diviene così componente fondamentale:
l’aspro carattere di inespugnabile fortilizio medioevale la fa divenire componente
centrale del mito, antico e nuovo Labirinto.Altrettanto lo sarà la Torre della Rocca
degli Albornoz di Narni, dove la mostra proseguirà il suo viaggio.
Marco Testa |


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